Nicola Calipari, la normalità di una persona straordinaria

4 marzo 2015

calipari_manifestoDieci anni fa – il 4 marzo del 2005 – Nicola Calipari veniva ucciso dai soldati americani mentre portava in salvo la giornalista de il manifesto, Giuliana Sgrena. Il ricordo di Nicola Calipari a dieci anni della sua scomparsa provoca sempre emozione e fa rinnovare quel senso di  riconoscenza e gratitudine che abbiamo provato tutti di fronte ad un servitore dello stato che ha saputo unire rigore, professionalità e umanità.

Per molti di noi – che abbiamo sempre contrastato le guerre e quella stupida e insensata guerra in Iraq e che (per le tossine degli anni ’70) abbiamo sempre guardato con il fiato sospeso ai servizi segreti e ai suoi rappresentanti – Nicola Calipari ha rappresentato una figura che rompeva pregiudizi e schemi consolidati e che ci ha fatto conoscere un altro volto dello Stato, quello migliore.

E’ questo – questo senso di gratitudine e di riconoscenza- che portò anche molti pacifisti (certo non sospetti di simpatie per militari e servizi segreti) ad essere presenti ai funerali alla Basilica di Santa Maria degli Angeli – a Piazza Esedra – il 18 marzo del 2005 insieme ai compagni de il manifesto.

Nicola Calipari non è morto per un tragico errore, non è stato un incidente, quella morte è stata voluta. Il responsabile è stato accusato di omicidio volontario dalla magistratura italiana e – come per i responsabili del Cermis – quel responsabile, quel soldato americano, per una ottusa interpretazione della giurisdizione internazionale, ha potuto evitare di rispondere di quel delitto.

Non è stato un incidente, ma un atto voluto di una guerra sbagliata, una scelta tragica di cui paghiamo ancora oggi le tragiche conseguenze.

Quindici anni di contrasto al terrorismo combattuto con gli strumenti della guerra non hanno indebolito il terrorismo, ma lo hanno alimentato e moltiplicato nei paesi arabi, e anche da noi.

Giuliana Sgrena – che Nicola Calipari salvò dalla morte due volte, una volta dai terroristi iracheni e l’altra (proteggendola con il suo corpo) dagli spari di un soldato americano –  ricorda che ancora bendata sentì una voce che le diceva: “Giuliana, Giuliana sono Nicola…sono amico di Pierre e di Gabriele, ti sono venuto a prendere”.

Ho capito – continua la Sgrena – che era qualcuno di cui mi potevo fidare. Ho sentito un tono di una persona che non solo fa questo per mestiere, ma che considera gli uomini con grande umanità. E poi sulla macchina, anche se solo per venti minuti prima che lo uccidessero, mi parlava di amici in comune. Dopo ho saputo da altri che era stato sempre disponibile. Era una persona straordinaria”.

 

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