Corpi civili di pace

18 dicembre 2013

MarconLottiZanotelliNella legge di stabilità 2014-2016, grazie ad un emendamento di SEL, si istituisce un contingente di corpi civili di pace. Si tratta di un finanziamento di 9 milioni “destinati alla formazione e alla sperimentazione della presenza di 500 giovani volontari da impegnare in azioni di pace non governativa nelle aree di conflitto o a rischio di conflitto“. Il finanziamento viene agganciato alla legge sul servizio civile nazionale ed in particolare all’articolo 12 che regola il servizio civile all’estero. Non esiste in Italia una legge sui “corpi civili di pace” e l’unico modo per dare vita a questa esperienza era quella di agganciarla ad una legge esistente, quella del servizio civile nazionale.

Questa misura raccoglie la spinta di tante esperienze – anche molto diverse tra di loro – che si sono realizzate in questi anni: da quella storica delle peace brigades ai caschi bianchi, dalle iniziative di interposizione nelle aree di conflitto al più recente tavolo per gli interventi civili di pace. Migliaia di giovani e volontari che si sono impegnati in prima persona e hanno anche rischiato la vita in ex Jugoslavia, in Iraq, in Medio Oriente, in Afghanistan. Molti anni fa Alex Langer riuscì ad ottenere l’approvazione di una risoluzione da parte del Parlamento europeo che chiedeva l’istituzione di corpi di pace in Europa.

Eravamo nella prima metà degli anni ’90, nel pieno delle guerre della ex Jugoslavia. Migliaia di persone si recavano a Sarajevo, a Mostar e nelle altre città jugoslave a portare aiuti alle vittime, a soccorrere ed accogliere i profughi, a ricostruire le città distrutte. E soprattutto a promuovere iniziative di riconciliazione, di diplomazia dal basso, di sostegno alle forze antinazionaliste. Era la sperimentazione di una presenza nonviolenta e di pace alternativa all’interventismo militare degli eserciti.

L’idea di corpi civili di pace è quanto mai attuale. Soprattutto in un momento in cui la guerra e gli interventismi militari sono stati purtroppo rilegittimati come strumenti ordinari della politica estera e della governance – si fa per dire – delle relazioni internazionali. I corpi civili di pace ci indicano una strada alternativa: che si può intervenire nei conflitti con gli strumenti della nonviolenza, promuovendo azioni concrete come la interposizione e la riconciliazione tra le parti in conflitto. E’ un’idea diversa di sicurezza, che si costruisce e si condivide insieme e non con la minaccia delle armi. Speriamo che questa nuova iniziativa che parte non sia travolta dalla burocrazia ministeriale, ma abbia la possibilità di svilupparsi fondandosi sul protagonismo e l’autonomia delle associazioni e dei movimenti. E’ dalla linfa della società civile che i corpi civili di pace possono trarre la forza per costruire una vera alternativa di pace alla “soluzione” violenta dei conflitti.

Giulio Marcon

6 Commenti | Corpi civili di pace

  • Caro giulio,
    Non posso condividere il tuo emendamento per i corpi civili di pace nella legge di stabilità. 10 anni di lavoro buttati al vento. I corpi civili sono materia per adulti ben formati, non per giovani manovali buttati allo sbaraglio. credo.
    Peccato
    edi

  • Caro Giulio,
    sono Ilaria, una dei sei servizio civilisti partiti per il progetto sperimentale in Albania. Dopo due anni dalla fine del mio servizio sono molto felice di vedere che anche la nostra minuscola sperimentazione ha contribuito ad ottenere questo risultato.
    Ho fatto la mia esperienza in Albania a 24 anni, con una laurea specialistica in scienze strategiche (pensa un po’!) e anni di volontariato e studio in Italia e all’estero. Vorrei sostenere l’idea per cui i giovani in servizio civile possono dare un contributo fondamentale alla costruzione dei corpi civili di pace, non siamo semplice “giovane manovalanza buttata allo sbaraglio”.
    Secondo la teorizzazione dei corpi civili di pace, in primo luogo, quest’ultimi dovrebbero essere giovani, adulti ed anziani, uomini e donne di tutte le nazionalità perché tutti possono rivendicare un ruolo nei conflitti, che non sia quello della vittima né quello del carnefice ma quello di “costruttori di ponti”- come ci insegna Langer. I giovani sono sempre stati mandati a fare la guerra, perché ora non dovrebbero essere mandati a costruire la pace? E’ necessaria la compresenza di diverse categorie di persone perché essere operatori di pace significa creare empowerment nei soggetti più deboli, giovani, donne e bambini: gli “adulti professionisti” hanno forse il monopolio della costruzione di relazioni positive? Chi meglio di una giovane donna può parlare ad un’altra giovane donna e aiutarla a prendere consapevolezza del suo ruolo nella soluzione nonviolenta del conflitto?
    Quante competenze, quanta civiltà questi giovani potranno riportare in Italia, dove viviamo così tanta conflittualità e sofferenza? Non abbiamo bisogno di pochi professionisti ma di un’esperienza di MASSA (così come è stata la leva a suo tempo che ha assuefatto intere generazioni all’idea di uccidere ed essere uccise)!
    Inoltre servizio civile non significa mandare persone allo sbaraglio, significa accompagnare le persone a crescere e aiutarle con il loro lavoro a far crescere altri. Esiste una figura di accompagnamento nel servizio che si chiama OLP, una figura adulta, che accompagna l’inserimento del giovane nel progetto e che sicuramente è in grado di condurlo/a nel realizzare attività coerenti con una progettualità più ampia; esiste inoltre una formazione prima di partire per il servizio civile. La “bassa manovalanza”, come qualcuno la chiama, era costituita nel caso del mio progetto da 6 giovani tutti laureati, laurea triennale e specialistica ed alcuni con master e ha prodotto, fra le altre cose, una ricerca sul fenomeno delle vendette di sangue e sull’impatto dello stesso progetto che è stata sviluppata con l’Università di Padova, centro per i diritti umani del Prof. Papisca e pubblicata proprio recentemente. Abbiamo fatto lavoro umanitario, progettato percorsi educativi, realizzato campagne di sensibilizzazione, fatto lobby con le autorità, inciso sui processi di riconciliazione fra famiglie in vendetta da decenni, sviluppato percorsi di empowerment e gruppi di mutuo aiuto fra donne, con difficoltà, con paura a volte e con resilienza di fronte alla morte di persone con cui stavamo lavorando. Abbiamo fatto queste cose perchè siamo stati accompagnati ma anche lasciati esprimere la nostra innovatività ed energia. Spero che la mia esperienza possa essere ripetuta da tantissimi giovani come me, avremo un’Italia diversa per il futuro.

  • I Giovani hanno grandi qualità ed entusiasmo per coinvolgersi nell’azione sociale finalizzata alla pace ed al progresso materiale e spirituale della società

  • Ci sono molti giovani oggi pronti a coinvolgersi nell’azione sociale per il progresso materiale e spirituale della società.

  • Condivido pienamente l’opinione espressa da Edi Rabini: agganciare la problematica dei Corpi civili di pace alla legge sul servizio civile e relegarla esclusivamente al mondo giovanile è pericoloso ed estremamente riduttivo.
    La questione, per la sua complessità, necessita che sia affrontata in modo organico e non con inutili e dannosi spot pubblicitari.
    Buone cose

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